Sembra che anche la Spagna possa far parte dell'accordo sul gioco online, sottoscritto tra Italia e Francia l'estate scorsa. Se così fosse, si creerebbe la prima importante sinergia intra-europea in merito di controllo e tutela dei giocatori.
Sembra che anche la Spagna possa far parte dell'accordo sul gioco online, sottoscritto tra Italia e Francia l'estate scorsa. Se così fosse, si creerebbe la prima importante sinergia intra-europea in merito di controllo e tutela dei giocatori.
Sembra che anche la Spagna possa far parte dell'accordo sul gioco online, sottoscritto tra Italia e Francia l'estate scorsa. Se così fosse, si creerebbe la prima importante sinergia intra-europea in merito di controllo e tutela dei giocatori.
Non è ancora ufficiale, ma sono molte le voci che vogliono la Spagna prossima a firmare lo stesso accordo siglato, il giugno scorso, da Italia e Francia in materia di gioco online. Dopo AAMS e Arjel, dunque, anche l'autorità spagnola potrebbe accogliere le linee guida di quello che sarebbe il primo agreement internazionale di un certo livello, almeno in Europa.
AAMS e Arjel unite contro il gioco illegale
Attualmente, AAMS e Arjel lavorano in comune per cercare di tutelare il più possibile i giocatori, e di lottare unite contro il fenomeno del gioco illegale, che si tratti di casino online o di qualsiasi altro tipo di gambling via Internet. Il mercato dell'illegalità, infatti, è ancora molto più forte di quello regolato.
L'ingresso della Spagna in quella che diventerebbe una vera e propria “triade”, nel senso buono del termine, non potrà in ogni caso avvenire prima di luglio 2012. Questo perché il mercato del gioco online spagnolo non è stato ancora aperto; la data del primo gennaio 2012, inizialmente prevista, è stata infatti spostata al 30 giugno.
Eppure, pare che proprio il mercato spagnolo possa essere uno dei più vantaggiosi, almeno stando allo studio della MECN (Media & Entertainment Consulting Network). Nel 2010, secondo alcune stime, il mercato del gioco online (ovviamente non regolamentato) ha generato un volume d'affari di ben 28 miliardi di euro. Soldi che farebbero molto comodo all'economia iberica, alle prese, come l'Italia, con gravi difficoltà finanziarie.
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