Da una parte Sheldon Adelson, magnate della Las Vegas Sands, continua a scagliarsi contro il gioco online in USA; dall’altra l’associazione degli industriali del gioco americani lo difende.
Da una parte Sheldon Adelson, magnate della Las Vegas Sands, continua a scagliarsi contro il gioco online in USA; dall’altra l’associazione degli industriali del gioco americani lo difende.
Da una parte Sheldon Adelson, magnate della Las Vegas Sands, continua a scagliarsi contro il gioco online in USA; dall’altra l’associazione degli industriali del gioco americani lo difende.
Non si placa quella che ormai potremmo ribattezzare la ‘guerra dei casinò online’ negli Stati Uniti d’America. Le due fazioni ormai sono ben definite: il fronte del no è rappresentato da Sheldon Adelson, il quinto uomo più ricco d’America, nonché proprietario della Las Vegas Sands; i fautori del sì, invece, battono bandiera dell’AGA, l’American Gaming Association.
Nei giorni scorsi, Adelson si è scagliato nuovamente contro l’apertura ai casinò online e al poker online, auspicando che Nevada, Delaware e New Jersey rimangano gli unici stati USA ad averli legalizzati. Il ricco industriale non vuole “che sia messo un casinò sul tavolo della cucina di chiunque, nel letto di ogni giovane, sui telefoni cellulari”.
Ma oltre alle sparate, Adelson sta cominciando anche a fare proseliti: dall’ex governatore di New York, George Pataki, all’ex sindaco di Denver, Wellington Webb, passando per l’ex senatore dell’Arkansas Blanche Lincoln. E poi Leon Cooperman, John Paulson e George Soros, azionisti della Caesars Entertainment, e tanti altri ancora.
Dall’altra parte della barricata, come detto, troviamo l’American Gaming Association, che recentemente ha deciso di potenziarsi ingaggiando nuovi membri che andranno a ricoprire ruoli fondamentali nell’associazione, che solo pochi mesi fa aveva eletto un nuovo presidente. L’obiettivo è rispondere colpo su colpo alla fazione-Adelson. La guerra è appena cominciata.