Secondo alcuni studi effettuati da ricercatori dell’Università of British Columbia del Canada, le persone che soffrono da dipendenza di gioco d’azzardo posso essere curati con gli stessi farmaci usati per trattare pazienti tossicodipendenti.
Secondo alcuni studi effettuati da ricercatori dell’Università of British Columbia del Canada, le persone che soffrono da dipendenza di gioco d’azzardo posso essere curati con gli stessi farmaci usati per trattare pazienti tossicodipendenti.
Secondo alcuni studi effettuati da ricercatori dell’Università of British Columbia del Canada, le persone che soffrono da dipendenza di gioco d’azzardo posso essere curati con gli stessi farmaci usati per trattare pazienti tossicodipendenti.
I ricercatori hanno pubblicato di recente i loro studi effettuati su pazienti affetti da ludopatie e hanno notato molte similitudini con chi è affetto da tossicodipendenza. In entrambi i casi a stimolare la loro dipendenza è una zona del cervello nota com l’insula.
I risultai sono stati pubblicati su Translational Psychiatry e sostengono che, andando a trattare questa zona del cervello, si possono ottenere ottimi risultati con chi soffre appunto di ludopatia. Lo studio è stato condotto su 38 individui, a metà dei quali era stato diagnosticato in precedenza un disturbo ludopatico.
Ai partecipanti della ricerca, durante gli studi, venivano mostrate loro delle immagine relative al gioco, mentre contemporaneamente il loro cervello veniva monitorato attraverso risonanza magnetica. I giocatori che soffrivano di disturbi legati al gioco d'azzardo patologico, hanno reagito ovviamente diversamente ed in loro è stato riscontrato un più alto livello di desiderio nella zona insula e altre parti della corteccia celebrale.
Queste aree sono in comune con il desiderio e l'autocontrollo nei tossicodipendenti. Il coautore della studio, Luke Clark, ha dunque scritto che è possibile curare un paziente affetto da disturbi patologici legati al gioco d’azzardo tramite la somministrazione di naltrexone, che ridurrebbe l'appetito verso il gioco. Il naltrexone è infatti già usato per chi fa abuso di alcool o di droghe.
Ma ovviamente viene anche spigato che non tutti rispondono agli stimoli in maniera simile. Alcuni individui sono forse geneticamente più predisposti di altri, sia che si tratti di gioco d’azzardo, droghe, religione o politica. Dunque si va verso una risposta che ci dice che si nasce già con una tale predisposizione a cadere nelle dipendenze, una tesi quest’ultima che può essere confermata dal fatto che, nonostante negli ultimi anni ci sia stato un aumento considerevole dell’offerta del gioco d’azzardo, i problemi legati al gioco sono invece rimasti costanti nel tempo, non c’è stato dunque nessun aumento.