Cosa centra Fëdor Michajlovi? Dostoevskij con il gioco d’azzardo?
Per molti Fëdor Michajlovi? Dostoevskij è stato solo uno scrittore e filosofo russo, considerato da tutti uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi, al pari Tolstoj. E dalla sua penna è nato ‘Il giocatore’, scritto in meno di un mese e dettato alla moglie.
Per molti Fëdor Michajlovi? Dostoevskij è stato solo uno scrittore e filosofo russo, considerato da tutti uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi, al pari Tolstoj. E dalla sua penna è nato ‘Il giocatore’, scritto in meno di un mese e dettato alla moglie.
Due furono i demoni che accompagnarono Dostoevskij per tutta la sua vita: l’epilessia e il gioco d’azzardo. Si, il grande romanziere russo, oltre a scrivere capolavori come ‘L’Idiota’, ‘I Demoni’, ‘I fratelli Karamazov’, ‘Delitto e Castigo’, non poteva non fare a meno di andare a giocare alla roulette.
“Eravamo a Dresda da più di tre settimane, quando mio marito mi parlò della roulette e mi confessò che, se fosse stato solo, sarebbe andato a giocare un po’. Poiché io non volli mai essere un ostacolo per mio marito, gli chiesi perché non andasse a giocare. Egli mi rispose che non poteva. Io lo persuasi ad andare a passare alcuni giorni ad Amburgo, assicurandolo che, durante la sua assenza, non mi sarebbe successo niente. Fedja cominciò a rifiutare ma, poiché il suo desiderio di ‘provare la fortuna’ era forte, si decise infine di affidarmi alle cure della nostra padrona di casa. Mi sforzavo di essere tranquilla ma, quando il treno partì, mi sentii talmente sola che non seppi trattenere le lacrime”, dai diari di Anna Grigorev’na, seconda moglie di Dostoevskij.
La sua seconda moglie nei suoi diari scriverà tanto dell’incontrollabile voglia del marito di tentare la sorte alla roulette. In un altro passaggio del suo diario scrive: “Passarono due o tre giorni e cominciai a ricevere lettere in cui Fedja mi diceva che aveva perduto e mi pregava di spedirgli altri soldi; soddisfeci la sua richiesta; senonché egli perdette anche quelli e me ne chiese ancora”.
Il demone di cui soffriva Dostoevskij, il gioco d'azzardo, si evince ancora di più in quest’altro passaggio del diario, in cui la moglie scrive: “Quando non poteva andare a giocare, cadeva in preda alla disperazione, era triste, cominciava a piangere, si metteva in ginocchio e mi supplicava di perdonarlo, prima di tornare a chiedere soldi e imprecare la sorte… Il gioco è la sua più grande condanna, il suo malanno più acuto, il suo tormento più atroce”.
L’esperienze fatte al gioco, però. gli hanno permesso di scrivere uno dei suoi tanti capolavori letterari, ‘Il giocatore’. Un libro scritto per necessità, poiché doveva pagare alcuni debiti di gioco. Scritto in contemporanea con ‘Delitto e Castigo’, dettato in poco meno di un mese (28 giorni per l'esattezza) ad Anna Grigor'evna Snitkina (che diventerà in seguito sua moglie) e pubblicato nel 1866.
Nel ‘Il giocatore’, Dostoevskij analizza il gioco d'azzardo in tutte le sue forme, studiando i vari giocatori, dai ricchi nobili europei, ai poveretti che si giocano tutti i loro averi, ai ladri tipici dei casinò. Lui d’altronde era uno di loro. Ma nel libro c’è anche uno studio sulle diverse peculiarità delle popolazioni europee: l'altezzoso barone tedesco, il ricco gentleman inglese e il francese manipolatore.
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