L’ex presidente del Treviso Calcio, Ettore Setten, inscena truffa per non pagare debiti di gioco ad un casinò croato

Ettore Setten è noto sopratutto per aver fatto fallire il Treviso Calcio nell'estate del 2009. Oggi però torna a far parlare di se per aver cercato di ingannare un casinò croato a cui doveva dei soldi per delle perdite ottenute al gioco.

Ettore Setten è noto sopratutto per aver fatto fallire il Treviso Calcio nell'estate del 2009. Oggi però torna a far parlare di se per aver cercato di ingannare un casinò croato a cui doveva dei soldi per delle perdite ottenute al gioco.

 

Negli anni novanta sponsorizza il Napoli Calcio con il marchio ‘Record Cucine’. Comprò anche delle quote della squadra partenopea. Ma nel mondo del calcio ottiene il successo grazie al Treviso, che sotto la sua presidenza riuscì a portare per la prima volta in Serie A nella stagione 2005/2006. L’avventura durò però un solo anno. Nell’estate del 2009 Ettore Setten lasciò Treviso, sommersa dai debiti, e senza iscriverla a nessun campionato. Per tale motivo il 5 maggio 2011 Setten vennè inibito per cinque anni.

 

E oggi, secondo quanto riporta “il Gazzettino”, l’imprenditore Ettore Setten è finito di nuovo nei guai. Avrebbe inscenato una truffa ai danni di un casinò croato. I fatti risalgono al 2013, quando l’imprenditore va dai carabinieri e denuncia che gli hanno rubato l'assegno messo all'incasso da un casinò croato.

 

L’ex patron del Treviso Calcio, si era recato in Croazia per passare qualche ora di relax giocando ad un casinò croato, una casa da gioco dopo l’imprenditore era già conosciuto. Dopo qualche ora passata a giocare, chiede in prestito dei soldi ad un amico, che gli stacca un assegno da due mila euro. Assegno poi consegnato con la promessa di ritornare l’indomani a ritirare con i contanti corrispettivi, al fine di ottenere così altre fiches da poter puntare. Chiese dunque al casinò di non mettere l’assegno all’incasso.

 

Il giorno dopo però Ettore Setten al casinò non si è mai presentato e la casa da gioco ha provveduto ad incassare l’assegno tramite una banca croata. In questo lasso di tempo, l’imprenditore italiano, all'epoca dei fatti residente a Mansuè, si era recato dai carabinieri della stazione di Fontanelle per denunciare il furto dell'assegno durante la serata croata. L’obiettivo era di non pagare nulla alla casa da gioco.

 

Scoperto l’inganno orchestrato dall’imprenditore, questi è stato iscritto nel registro per simulazione di reato, e rischia fino a 3 anni di carcere. L’amico che gli ha prestato l’assegno, parte lesa in tutta questa vicenda, non si è costituito parte civile.

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