Frank Schipani, meglio noto come Al Francesco o ancora ‘The Godfather del Blackjack’
Siamo nei primi anni sessanta e negli Stati Uniti sembra essere iniziata la mania per il blackjack, colpo del libro ‘Beat the Dealer’ scritto da Ed Thorp. Frank Schipani è tra coloro che rimangono affascinati da quel libro e in seguito diventerà Al Francesco, ‘The Godfather del Blacjkack’.
Siamo nei primi anni sessanta e negli Stati Uniti sembra essere iniziata la mania per il blackjack, colpo del libro ‘Beat the Dealer’ scritto da Ed Thorp. Frank Schipani è tra coloro che rimangono affascinati da quel libro e in seguito diventerà Al Francesco, ‘The Godfather del Blacjkack’.
Frank Schipani da sempre è stato un giocatore d’azzardo, ma prima di dedicarsi anima e corpo al blackjack, si guadagnava da vivere giocando a ramino. Solo dopo la pubblicazione del libro ‘Beat the Dealer’, si interessò al gioco e nel ’63 si trasferì proprio in California per provare a metter in pratica le techine descritte nel libro di Ed Thorpe.
L’inizio fu difficile, tanto da durare appena 20 minuti al tavolo. Dopodiché decise di studiare più approfonditamente e quando fece il suo ritorni ai tavoli, per quasi due anni riuscì a battere tutti i dealer che si presentavano sulla sua strada. Era diventato famoso nell’ambiente, troppo. E questo gli costò caro, in quanto cacciato via da tutti i casinò.
Rimase lontano dalle scene per otto anni, dopodiché tornò più preparato che mai, grazie ad un nuovo sistema di conteggio delle carte ideato da Lawrence Revere. Ma oramai era sulle liste nere di tutti i casinò, che lo invitavano ad allontanarsi ogni qualvolta si presentava ad un tavolo.
Non si perse però d’animo e da lì a poco escogitò la sua vendetta ai casinò. Siamo orami negli anni ’70 e Frank Schipani mette su diverse squadre di blackjack, composte da 6 contatori e una grande balena. Un sistema avanzato della tecnica di Lawrence. Sei persone infatti erano addette al conteggio delle carte, puntando basso. Una volta che il dock era pronto, con un segnale in codice si presentava al tavolo la grande balena, ovvero un giocatore che fingeva di essere un turista pronto a lasciare sul tavolo i suoi quattrini. In realtà il suo compito era puntare alto, in quanto quello era il momento giusto per vincere il banco.
Così divenne Al Francesco, ‘The Godfather del Blacjkack’. Le sue squadre vinsero milioni di dollari, fino a che non fu tradito da uno dei suoi giocatori, Ken Uston, altra leggende del blackjack. Quest’ultimo pubblicò un libro intitolato ‘The Big Player’, dove rivelava le tecniche usate dalle squadre di Frank Schipani. Da quel momento fu dura continuare e dopo qualche tempo Al Francesco se ne andò in pensione. Anni più tardi ci fu poi il famoso Team del MIT a sbancare Las Vegas, che usava proprio le tecniche di Frank.
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