Venezia: l’Slc-Cgil in difesa del casino’, “Giu’ le mani”

Dopo la notizia che il Casinò di Venezia dovrà presentare un piano di riequilibro al Comune, ecco venir fuori voci di corridoio che hanno messo in allarme l’Slc-Cgil. Voci che indicherebbero sia in atto un piano per la chiusura totale o parziale del casinò.

Dopo la notizia che il Casinò di Venezia dovrà presentare un piano di riequilibro al Comune, ecco venir fuori voci di corridoio che hanno messo in allarme l’Slc-Cgil. Voci che indicherebbero sia in atto un piano per la chiusura totale o parziale del casinò.

L’obiettivo, di una chiusura totale o parziale ridimensionamento della prestigiosa sede del Casinò di Venezia, è quello di creare esuberi di personale e l’abbattimento del costo del lavoro della controllata. Tutto ciò è scritto in una nota della segreteria provinciale dell’Slc-Cgil di Venezia, che vi proponiamo di seguito.

Secondo voci non confermate, è allo studio l’ipotesi di chiusura o parziale ridimensionamento della prestigiosa sede del Casinò di Venezia, nel centro storico di Venezia, con il surrettizio obiettivo di provocare esuberi di personale e, con essi, l’abbattimento del costo del lavoro della controllata. Qualora ce ne fosse bisogno chiariamo subito che il Casinò di Venezia Gioco non è una Società né in crisi, né in passivo e non ha i conti in rosso. Inoltre non è un’Azienda che eroga servizi, ma porta al Comune di Venezia ingenti risorse, anche se in misura inferiore di quelle trasferite anni fa.

Cerchiamo allora di capire i perché di questo calo, in estrema sintesi: immediatamente dopo l’accordo sindacale dell’agosto 2011, che ha prodotto economie nel costo del lavoro per 2 milioni e mezzo all’anno e flessibilità inedite nella gestione del personale – afferma la Slc Cgil – la scena è stata occupata da un’operazione di privatizzazione che si è poi rivelata un flop clamoroso. Nessun tentativo vero di rilancio e di reazione alla crisi e, del resto, mancavano le risorse per avviare il benché minimo investimento, come quelli concordati ma non onorati per l’ampliamento delle sale di Ca’ Noghera, anche a fronte delle dimensioni spaventose del debito, accumulato nella precedente fase e consigliatura, quando la Casa da Gioco è stata spremuta e spremuta come un limone, chiedendole ben più di quello che era capace di incassare e usandola per una gestione a dir poco allegra.

E adesso a pagare anni e anni di gestione scellerata, dovrebbero essere i lavoratori, con il repentaglio dei posti di lavoro? Con esuberi che non ci sono e che non possono essere pretesi, secondo quanto concordato con il Protocollo del 12 settembre dello scorso anno e che non può essere modificato, perché già ratificato dal Ministero dell’Interno? Può l’Amministrazione pubblica fare la macelleria sociale che è stata impedita ai privati? E quanto costerebbe inizialmente questa operazione?

Ma sicuramente non è tutto, se il Commissario Prefettizio ha abbandonato la strada del nuovo bando di gara per la sub concessione, dichiarando che non rientrava fra le sue competenze, può ora adottarne una ancora più grave e difficilmente reversibile, che lede il prestigio della Casa da Gioco, che può produrre esiti non prevedibili sulla sua tenuta, criticità ulteriori, spostamenti non reversibili di quote di mercato a favore di altri Casinò viciniori, depauperamenti di professionalità difficilmente ricostruibili? Può insomma … rischiare di far saltare il Banco?!

Per nostro conto – conclude la Slc di Venezia – riteniamo assolutamente necessario che venga ascoltata la nostra versione delle cose. Ma dichiariamo subito, dopo tre anni di tormentate vicende, di non essere propensi a saldi fuori stagione, mentre restiamo a disposizione per ogni confronto utile al rilancio e all’incremento del fatturato”.

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