Il progetto Barcellona World, seppure sotto traccia, continua comunque ad avanzare. C’è però un ostacolo abbastanza grosso sulla sua strada: la definizione di una pressione fiscale adeguata.
Il progetto Barcellona World, seppure sotto traccia, continua comunque ad avanzare. C’è però un ostacolo abbastanza grosso sulla sua strada: la definizione di una pressione fiscale adeguata.
Il progetto Barcellona World, seppure sotto traccia, continua comunque ad avanzare. C’è però un ostacolo abbastanza grosso sulla sua strada: la definizione di una pressione fiscale adeguata.
Anche se non se ne parla più in maniera insistente, e nonostante non stia ricevendo la copertura mediatica dell’ormai naufragato progetto-Eurovegas, Barcellona World – che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere proprio la risposta catalana all’idea di Sheldon Adelson – continua ad andare avanti imperterrito.
Tuttavia, sebbene in Parlamento pare tutto pronto, sulla strada verso la costruzione del resort a Tarragona c’è un ostacolo non certo di poco conto: la pressione fiscale. Il Gruppo Vermonte, che sta dietro al progetto Barcellona World, chiede infatti che la tassazione sul gioco scenda dal 55 al 10% degli incassi.
Le varie forze politiche stanno cercando di trovare un compromesso, con il CiU (Convergenza e Unione) che si è schierato apertamente col Gruppo Vermonte e sta cercando di convincere gli altri partiti. Tuttavia tutto si può dire fuorché che esista unione di intenti. Anzi, praticamente ciascun partito ha presentato la propria proposta.
Il Partito Popolare, per esempio, propone il 15% di tassazione più una cifra non meglio specificata a favore del turismo in Costa Dorada. Il Partito Socialista Operaio, invece, sale al 25% degli utili più un 10% sempre per promuovere il turismo, oppure in alternativa il 35% più il 5% a favore della Costa Dorada.