L’azienda di Sheldon Adelson non ha comunicato al governo che Zhenli Ye Gon, uomo d’affari sotto indagine per traffico di droga, aveva depositato più di 45 milioni di dollari al Venetian Casino, nel periodo compreso tra il 2006 e il 2007.
L’azienda di Sheldon Adelson non ha comunicato al governo che Zhenli Ye Gon, uomo d’affari sotto indagine per traffico di droga, aveva depositato più di 45 milioni di dollari al Venetian Casino, nel periodo compreso tra il 2006 e il 2007.
L’azienda di Sheldon Adelson non ha comunicato al governo che Zhenli Ye Gon, uomo d’affari sotto indagine per traffico di droga, aveva depositato più di 45 milioni di dollari al Venetian Casino, nel periodo compreso tra il 2006 e il 2007.
La Las Vegas Sands Corporation, il cui proprietario è l’ormai arcinoto miliardario americano Sheldon Adelson (alle prese con la grana-Eurovegas in Spagna), ha firmato un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America: pagherà una multa da 47,4 milioni di dollari per interrompere le indagini su riciclaggio di denaro che l’hanno coinvolta.
L’accordo è stato siglato lunedì scorso, e per Sheldon Adelson sarà sicuramente stato come mettere del sale sulla ferita. Adelson, infatti, ha finanziato la rielezione di Barack Obama nel 2012, e ora si ritrova a sborsare altri soldi per chiudere una questione che risale ad alcuni fatti accaduti ormai più di cinque anni fa.
Per due anni, nel 2006 e nel 2007, il Dipartimento di Giustizia ha raccolto prove per dimostrare che Zhenli Ye Gon, uomo d’affari cino-messicano, aveva depositato 45 milioni di dollari al Venetian Casino & Resort, in una serie di transazioni complesse, atte ad evitare che tali spostamenti di denaro venissero individuati.
Secondo il DOJ, quei soldi sarebbero i proventi di un traffico di droga. Le leggi federali obbligano i casinò a riportare alle autorità ogni deposito sospetto, ma Ye Gon era il miglior cliente del Venetian, uno capace di perdere qualcosa come 90 milioni di dollari ai tavoli. La Las Vegas Sands ha però rischiato grosso, come ha dichiarato l’avvocato Andrè Birotte: “Per la prima volta, un casinò ha rischiato di macchiarsi di un reato federale”.