Il sindaco e la giunta comunale hanno deciso di fissare la base d’asta a 140 milioni di euro, dopo che inizialmente ne erano previsti più del doppio. Domani è attesa la delibera per ratificare il prezzo; il bando è previsto per ottobre.
Il sindaco e la giunta comunale hanno deciso di fissare la base d’asta a 140 milioni di euro, dopo che inizialmente ne erano previsti più del doppio. Domani è attesa la delibera per ratificare il prezzo; il bando è previsto per ottobre.
Il sindaco e la giunta comunale hanno deciso di fissare la base d’asta a 140 milioni di euro, dopo che inizialmente ne erano previsti più del doppio. Domani è attesa la delibera per ratificare il prezzo; il bando è previsto per ottobre.
C’era una volta il Casinò di Venezia, sala da gioco che il mondo ci invidiava. Da un punto di vista strutturale e di location le cose non sono cambiate molto: Venezia è e rimane uno dei luoghi più belli e suggestivi al mondo. Ma la crisi che ha travolto uno dei casinò più antichi che esistano sta lasciando strascichi piuttosto pesanti.
Ormai da un anno si parla della privatizzazione del Casinò di Venezia, ritenuta indispensabile per salvare il salvabile (leggasi il bilancio comunale e soprattutto i posti di lavoro). Inizialmente si pensava che la base d’asta pubblica si potesse aggirare intorno ai 300-400 milioni di euro, ma a sorpresa nei giorni scorsi il sindaco e la giunta comunale hanno deciso di abbassare drasticamente tale cifra.
La proposta, che verrà discussa in commissione domani, è che la base d’asta per l’uso trentennale della concessione del Casinò di Venezia venga fissata sui 140 milioni di euro per i primi due anni, più il 10% degli incassi (per un minimo di 10 milioni di euro) ogni anno fino alla scadenza della concessione, oltre al saldo di 40 milioni di euro di debiti.
Questo taglio di oltre il 50% rispetto alla cifra prevista un anno fa non ha lasciato indifferenti, ovviamente, gli universi della politica e dei sindacati. Particolarmente attivo è stato il gruppo del PdL, che per bocca del capogruppo Michele Zuin ha tuonato: “Questa proposta è inaccettabile, il piano economico non giustifica l’operazione”.