Giochi, è polemica su aumento tasse

Dopo un'ipotesi iniziale subito accantonata, in questi giorni si è tornato a parlare dell'aumento delle tasse sui giochi come misura per trovare fondi da destinare alle zone dell'Emilia colpite dai recenti terremoti. Ma è già polemica.

Dopo un'ipotesi iniziale subito accantonata, in questi giorni si è tornato a parlare dell'aumento delle tasse sui giochi come misura per trovare fondi da destinare alle zone dell'Emilia colpite dai recenti terremoti. Ma è già polemica.

Qualche giorno fa, subito dopo i tremendi terremoti che hanno devastato l'Emilia, il Secolo XIX aveva riportato una notizia secondo la quale il governo Monti stava pensando di aumentare il regime fiscale del settore dei giochi, in modo da ricavare soldi da destinare alla ricostruzione. Poi non se ne fece nulla, e invece ad aumentare furono le accise della benzina. Ma ora si torna a parlare di questa ipotesi.


Si torna a parlare di tasse e giochi

C'è addirittura chi, come l'onorevole Emanuela Baio, propone di alzare le aliquote come minimo al 20%, coinvolgendo non solo il settore dei giochi ma anche quello dei tabacchi. Una proposta, questa, che ha subito scatenato numerose polemiche, e che ha spinto Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia, a rispondere.

Aumentare le tasse, secondo Passamonti, servirebbe solo a “deprimere il mercato spingendo i giocatori verso l'offerta illegale“. Il presidente di Sistema Gioco Italia ha sottolineato come il settore dei giochi d'azzardo in Italia abbia già avuto il suo bel da fare per far coincidere domanda, offerta e regime fiscale, evidenziando come nei primi mesi del 2012 si sia già registrato un calo di giocatori e gettito fiscale.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Raffaele Ferrara, direttore di AAMS ormai in procinto di lasciare, che ha praticamente ribadito lo stesso concetto espresso da Massimo Passamonti, aggiungendo che “la tassa suelle vincite del 6% riguarda tutto il mondo del gioco, estenderla alle scommesse non farebbe altro che colpire un settore già in crisi”.

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