Nei giorni scorsi si è discusso degli emendamenti sulla Delega fiscale, che hanno riguardato anche il settore dei giochi d’azzardo: il primo riguarda la pubblicità dei giochi, il secondo il limite a 1.000 euro sull’uso contanti nei casinò.
Nei giorni scorsi si è discusso degli emendamenti sulla Delega fiscale, che hanno riguardato anche il settore dei giochi d’azzardo: il primo riguarda la pubblicità dei giochi, il secondo il limite a 1.000 euro sull’uso contanti nei casinò.
Nei giorni scorsi si è discusso degli emendamenti sulla Delega fiscale, che hanno riguardato anche il settore dei giochi d’azzardo: il primo riguarda la pubblicità dei giochi, il secondo il limite a 1.000 euro sull’uso contanti nei casinò.
Venerdì pomeriggio, la Commissione Finanze ha approvato una serie di emendamenti alla Delega fiscale, alcuni dei quali riguardano da vicino il settore del gioco d’azzardo italiano. In particolare sono due gli emendamenti in materia: uno riguarda la pubblicità sui giochi, in particolare quella online, e l’altra l’uso del denaro contante nelle quattro sale da gioco terrestri.
Cominciamo dunque dall’emendamento sulla pubblicità, presentato da Daniele Capezzone (PdL) che è anche uno dei relatori. Il portavoce del principale partito di centro-destra ha proposto un giro di vite sulla pubblicità per i giochi con vincita in denaro, in particolare per i giochi online, come del resto previsto anche dal Decreto Balduzzi di qualche mese fa.
Se questo emendamento in realtà sposta poco gli equilibri che si erano già venuti a creare, il secondo che riguarda il settore dei casinò italiani è invece molto più significativo. Da qualche settimana le sale terrestri italiane nutrivano qualche speranza che venisse modificato il limite di 1.000 euro nell’utilizzo dei contanti, ma purtroppo così non è stato.
L’onorevole Rudi Franco Marguerettaz, parlamentare della Lega Nord, ha deciso di ritirare l’emendamento alla delega fiscale che intendeva derogare i casinò italiani alla legge che impone di non poter pagare in contanti per più di 1.000 euro. Prima del ritiro, la Commissione aveva già espresso parere negativo, così come il viceministro dell’Economia, Luigi Casero.