Casinò di Venezia, slitta l’approvazione della base d’asta

Non si spegne la polemica sull’abbattimento del prezzo della base d’asta per la gestione trentennale del Casinò di Venezia. In molti criticano la cifra, giudicata troppo bassa, tanto che i numeri non sono ancora stati approvati.

Non si spegne la polemica sull’abbattimento del prezzo della base d’asta per la gestione trentennale del Casinò di Venezia. In molti criticano la cifra, giudicata troppo bassa, tanto che i numeri non sono ancora stati approvati.

Si è scatenata una vera e propria bagarre attorno alla privatizzazione del Casinò di Venezia, dopo che la giunta e il sindaco Giorgio Orsoni hanno paventato l’ipotesi di abbassare la base d’asta a 140 milioni di euro, poi ritoccati addirittura a 120. Negli ultimi giorni il dibattito si è letteralmente infuocato, coinvolgendo tanto i partiti della maggioranza quanto quelli dell’opposizione.

Vero, ai 120 milioni ne vanno aggiunti 45 di debiti che la nuova gestione dovrà sobbarcarsi, ma siamo pur sempre lontani dalle prime cifre. Unione di Centro e PSI, rappresentati rispettivamente da Ennio Fortuna e Luigi Giordani, parlano rispettivamente di almeno 140 e 200 milioni di euro, mentre addirittura Giampietro Capogrosso del Partito Democratico ritiene che la privatizzazione sia sbagliata a priori.

Intanto la Kpmg, la società di advisor scelta dal Comune di Venezia per occuparsi dell’asta, nei giorni scorsi ha detto la sua in commissione, così come ha fatto Vittorio Ravà, amministratore delegato della Casinò spa, che attualmente controlla il Casinò di Venezia. Il tutto mentre la tensione è alle stelle, come testimonia la decisione del sindaco Orsoni di querelare Marta Locatelli, esponente del PdL.

La Locatelli aveva sollevato dubbi circa i rapporti tra Orsoni e una fantomatica cordata di investitori israeliani che sarebbe interessata alla gestione trentennale della sala da gioco veneta. Orsoni ha rispedito al mittente le accuse, confermando la sua “massima correttezza e trasparenza per garantire la miglior riuscita dell’operazione”. E, appunto, querelando la Locatelli.

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